Conferenza su Ettore Rosso

SITUAZIONE DELLE FORZE ARMATE IN CAMPO AD INIZIO SETTEMBRE 1943

Su Roma, da parte tedesca, escludendo le SS, gravitavano 2 divisioni:

–       La II^ paracadutisti a Pratica di Mare

–       La III^ panzergrenadier a Bolsena

Gli italiani avevano a difesa della Capitale ben 6 divisioni:

–       “Sassari”

–       “Granatieri di Sardegna”

–       “Centauro”

–       “Piave”

–       “Piacenza”

–       “Ariete”

Era anche in corso un rafforzamento con l’arrivo delle divisioni “Re” dalla Croazia e “Lupi di Toscana” dalla Francia. Nei depositi di Vitinia e Valleranello vi erano abbondanti scorte di carburanti e lubrificanti, come pure di munizionamento leggero e pesante in vari depositi divisionali.

A capo di tutte le operazioni era stato insediato il sessantenne generale Giacomo Carboni, non brillante per strategia militare ed accusato in seguito di non aver saputo contrastare il nuovo nemico nettamente inferiore di forze.  

L’ARMISTIZIO

Il 3 settembre alle ore 17,15 l’ambasciatore tedesco Rahn venne ricevuto da Badoglio; questi ribadì a Rhan la fedeltà dell’Italia all’Asse, sottolineando con enfasi l’assoluta inutilità di misure inconsulte da parte tedesca, delle quali non vedeva il motivo, e concluse affermando:

Io sono il Maresciallo Badoglio, uno dei più vecchi marescialli d’Europa.

Sì, Petain, Mackensen ed io siamo i più vecchi marescialli d’Europa.

La diffidenza del governo del Reich nei confronti della mia persona mi riesce incomprensibile.

Ho dato la mia parola e la manterrò.

Vi prego di avere fiducia”

Liquidava così Rahn alle ore 18,15, mentre a Cassabile il generale Castellano in sua rappresentanza si apprestava a firmare con gli alleati l’armistizio (incondizionata).

Tutto in gran segreto che, come quello di Pulcinella, era conosciuto dalla alte sfere di comando italiane, ma soprattutto dai servizi tedeschi.

Badoglio, come sempre pauroso e non stratega, sospettando che i tedeschi fossero a conoscenza del voltafaccia italiano, voleva differire al 12 settembre la comunicazione ufficiale della firma dell’armistizio.

Inviò pertanto ad Eisenhover alle ore 17,35 dell’8 settembre il seguente fonogramma:

“Dati cambiamenti e precipitare situazione per presenza forze tedesche in zona di Roma non è più possibile accettare l’armistizio immediato dato che ciò porterà la Capitale ad essere occupata ed il Governo ad essere sopraffatto dai tedeschi.

Operazione Giant Two non è più possibile dato che non ho forze sufficienti per garantire gli aeroporti.

Il generale Taylor è pronto a tornare in Sicilia per riferire opinioni del Governo e attende ordini.

Comunicate mezzi e località da voi preferite per il suo ritorno. Badoglio”

E’ il “solito Badoglio” della I^ Guerra Mondiale e l’artefice della disfatta di Caporetto

Ed ecco l’immediata risposta glaciale di Ike alle 18,05:

“Intendo trasmettere alla radio l’accettazione dell’armistizio all’ora fissata (18,30).

Se Voi o qualsiasi parte delle vostre forze armate mancherete di cooperare come precedentemente concordato, io farò pubblicare in tutto il mondo i dettagli di questo sporco affare.

Oggi è il giorno X ed io aspetto che Voi facciate la vostra parte. Io non accetto il vostro messaggio posticipante l’armistizio.

Il vostro rappresentante accreditato ha firmato un accordo con me e la sola speranza dell’Italia è legata alla vostra adesione a questo accordo.

Secondo la vostra urgente richiesta le operazioni aviotrasportate sono temporaneamente sospese.

Avete intorno a Roma truppe sufficienti per assicurare la momentanea sicurezza  della città, ma io richiedo esaurienti informazioni secondo quali disporre al più presto l’operazione aviotrasportata.

Mandate subito il generale Taylor a Biserta in aereo informando in anticipo dell’arrivo e della rotta dell’apparecchio.

I piani sono stati fatti nella convinzione che Voi agivate in buona fede e noi siamo stati pronti ad effettuare su tale base le future operazioni militari.

Ogni mancanza ora da parte vostra nell’adempiere a tutti gli obblighi dell’accordo firmato avrà le più gravi conseguenze per il vostro Paese.

Nessuna futura azione potrebbe più ridarci alcuna fiducia nella vostra buona fede e ne seguirebbe di conseguenza la dissoluzione del vostro Governo e della vostra Nazione.

 Generale Eisenhower”

Puntualmente “Radio Sicilia Libera” alle 18,30 comunica l’avvenuto armistizio.

Cosa può fare Badoglio?

Alle 19,30 dalla rete EIAR annuncia:

“ Il Governo Italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, Comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.

La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze Italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza pervengano ”

Questo messaggio, soprattutto nell’ultima frase, non era particolarmente chiaro; Badoglio fu solo chiaro con Carboni e con i comandanti delle divisioni; i reparti minori: reggimenti e battaglioni furono esclusi da ulteriori informazioni. Ecco da cosa deriva il verbo coniato dagli americani “to badogliate” per indicare un comportamento ambiguo.

Gli alleati diventavano nemici ed i nemici alleati.

Da quanto sopra nasce il concetto che all’indomani della crisi armistiziale per tutti gli italiani arriva il momento delle scelte, ogni singolo sarà chiamato direttamente in breve tempo a manifestare le sue decisioni, o scegliere il campo, o che cosa fare.

E tutto questo sarà attuato a prescindere da come si è prodotta e svolta la crisi armistiziale, e di chi ne è il responsabile o meno.

La realtà oggettiva, inconfutabile, che gli italiani furono lasciati soli a dover risolvere la situazione.

 

IL FATTO D’ARMI DI MONTEROSI

Così giungiamo alla notte tra l’otto e il nove settembre.

Siamo a Monterosi, allora piccolo paese sulla Cassia alla confluenza con la Cimina, che nella geografia dello Stato della Chiesa, era un bene allodiale dell’Abbazia delle Tre Fontane, primo comune del viterbese che si incontra uscendo da Roma; poco distante dalle case vi è anche un piccolo lago geologicamente appartenente all’area vulcanica dei monti Sabatini; qui incontriamo il Sottotenente del Genio Ettore Rosso, giunto da appena dieci giorni, in forza alla divisione Ariete.

Suo superiore è il Maggiore Mario Rossi che gli ordina la sera dell’otto, come da direttive ricevute dal Generale Raffaele Cadorna, di integrare i campi minati, un po’ più a sud dell’Osteria del Fosso, tra l’Olgiata e Formello, per poi ritornare a Monterosi a rinforzare con le mine altri due posti di blocco sulla Cassia.

Bisognava fare presto.

Quella notte i tedeschi premevano su Roma da tutte le parti; da nord e da sud, e le notizie di attacchi e di strenue difese si rincorrevano una dietro l’altra nella confusione di un giorno che, per fortuna, non ha avuto uguali nella storia seguente del nostro Paese.

Ed ecco anche voci sull’avvicinamento a Monterosi di truppe nemiche. L’ordine categorico di Cadorna era “reagire ed opporre violenza a violenza” .

Erano passate le quattro della mattina del nove quando la radio gracchiò quell’ordine, ed Ettore Rosso con i suoi quattro Genieri e due Cavalleggeri di Lucca continuarono freneticamente a minare il posto di blocco. Ecco apparire dopo pochi minuti le sagome minacciose dei carri armati tedeschi provenienti da Ronciglione.

Non c’è più tempo!

Ettore Rosso doveva scegliere da solo! Tremendamente solo con i suoi compagni davanti ad un tragico destino.

E’ a questo punto che, giunti ormai a distanza di voce, i tedeschi concessero quindici minuti di tempo agli italiani per sgombrare la strada dai due autocarri che erano ancora carichi di esplosivi non essendoci stato il tempo per scaricare i mezzi.

La decisione di Ettore Rosso era già stata presa: far allontanare i suoi uomini e dare fuoco ai mezzi ben consapevole di non poter scampare all’esplosione; i Genieri: Pietro Colombo, Gino Obici, Gelindo Trombini, Augusto Zaccanti ed i Cavalleggeri: Angelo Gargantini e Paolo Alfonso Muci, decisero però di restare per coprire col fuoco le ultime mosse dell’agguato difensivo, ben sapendo anche loro che non sarebbero usciti vivi da quell’azione.

Dopo pochi momenti una enorme boato annunciò che tutto era concluso.

Ettore Rosso e la sua squadra erano caduti portando con loro la testa della colonna tedesca e il  loro comandante.

Ad Ettore Rosso venne conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare, ai suoi sei compagni le Medaglie d’Argento al Valor Militare.

Ad Ettore Rosso, che allo scoppio della guerra era studente al Politecnico di Milano ed aveva rinunciato al rinvio del servizio militare, venne conferita la laurea in Ingegneria alla memoria da codesta Università; venne intitolata a lui la Scuola centrale d’Arma, del Genio alla Cecchignola, nella Caserma “Ettore Rosso”; come pure a Monterosi l’edificio scolastico.

Sul luogo del sacrificio di questi Eroi è stato eretto nel 1965 un Sacrario Militare dove riposano i loro resti mortali.

Anche la Sezione UNUCI che mi onoro da dieci anni di presiedere è intitolata a questo ventitreenne Eroe.

Una strana coincidenza: prima di fondare la Sezione UNUCI di Monterosi, 2003, ero stato Presidente della Sezione di Monza-Brianza,1996-2012, anche questa intitolata ad un altro ventitreenne, il Sottotenente Federico Rossi, anch’esso studente universitario alla Bocconi di Milano, caduto in Russia nel gennaio 1943, MOVM e “laurea honoris causa” alla memoria in Economia e Commercio.

Due Sezioni, due Caduti di pari età con un cognome quasi uguale, due MOVM, due Eroi.

 

CONCLUSIONI

La storia corre lasciandoci dietro morti e feriti, vittime e carnefici, vinti e vincitori. Questo viene da pensare ricordando questo “pugno di eroi”. Con molte domande senza risposta.

Quei soldati non avevano altra scelta tra la viltà e l’eroismo.

Scelsero quest’ultimo consegnando così alla storia un ammonimento per le generazioni future.

Ma allo stesso tempo è giusto considerare il dovere indefettibile delle Forze Armate di difendere la Patria che la generalità degli italiani ormai esclude dagli orizzonti dell’etica comune, e che settantanni fa , invece, era ancora accettato.

E intanto il tempo, mano a mano che ci si allontana dagli eventi, li scolorisce dell’evidenza cronachistica, e li arricchisce dei significati storici più profondi legando i gesti degli uomini agli interrogativi della vita e del destino.

E forse l’allora bellezza gentile ed appartata dei luoghi dove quei fatti si svolsero, ce ne restituiscono una memoria non erosa dalla retorica e dalle strumentalizzazioni.

Una memoria che, con la sua parabola di morte, aiuta a pensare alla vita.

Mai più guerre !!!!!!!!!!!!!

Ho fatto una piccola sintesi storico-militare di quanto accaduto a Monterosi all’alba del nove settembre 1943, mentre il Re, il Principe, Badoglio ed i suoi generali fuggivano da Roma, VERGOGNA DELL’ITALIA, iniziava così con un pugno di Eroi la RICOSTRUZIONE DELL’ITALIA. 

Luciano Antonio Canu