Conferenza del T.Colonnello Ing. Gilmo Cavazza

Come da calendario sezionale, sabato 30 maggio il T.Col. (co. ing.) Gilmo CAVAZZA ha tenuto presso l’Aula Consiliare del Comune di Monterosi una interessante conferenza sulla storia del Corpo degli Ingegneri dell’Esercito, dal Regno Sabaudo ai nostri giorni.

L’apertura è stata dedicata agli stemmi araldici: del Corpo degli Ingegneri e delle Città sedi iniziali dei Servizi Tecnici con descrizione degli Emblemi.

Ha poi fatto un escursus del passato, dal XIII secolo con il Ducato di Savoia dove compare per la prima volta il termine “Ingegneri” a Vittorio Amedeo II, diventato Re di Sardegna che nel 1713 istituì il “Corpo Reale d’Artiglieria”, al Re Vittorio Amedeo III che nel 1775 accordò al Corpo il titolo di “Reale Corpo degli Ingegneri”.
Per il Regno di Sardegna:
“Questo Corpo deve essere composto di gente forte, disinvolta e propria per il servizio di Guastatore ed abile perciò ad ogni sorta di lavoro, alla costruzione di ponti sodi, di ponti di barche, a bavagli di mina, a quelli di terra e simili, e gli Uffiziali massimamente dovranno avere un’idea dell’Architettura Militare”

Anche il Regno di Napoli non fu da meno: Carlo III nel 1735 istituì un “Corpo considerabile di Ingegneri”. Nel 1744 fu istituita in Napoli una prima “Accademia Militare” da cui uscivano Ufficiali d’Artiglieria, d’Ingegneria e di Marineria. Ferdinando IV unificò nel 1769 le due Accademie di terra in unica “Reale Accademia Militare” , trasferendola nella notissima sede dell’Annunziatella o Nunziatella.
Per il Regno di Napoli:
“Si conservarono virtù integre ed immacolate nella parte più colta dell’ufficialità, quasi tutta di artiglieria e del genio, proveniente dal rinomato Reale Collegio dell’Annunziatella, ove con la severità di forti e buoni studi si coltivavano i più sani principii dell’onore militare e dell’amor di patria e si educavano il carattere e la mente ai nobili ideali e alle più alte aspirazioni”.

Passate le guerre napoleoniche il Re di Sardegna Vittorio Emanuele I nel 1816 costituì il “Corpo Reale del genio Miliare e Civile” composto da: ingegneri militari, Ingegneri Civili e Zappatori.
Negli anni successivi vi fu una intensa attività tesa a riformare profondamente le strutture militari con i Re di Sardegna Carlo Felice e Carlo Alberto. Nel 1961 cessava di esistere l’Armata Sarda e nasceva l’Esercito Italiano. Di notevole importanza fu la legge Ricotti del 1873 dove, in un contesto unitario si trovano gli Stati Maggiori, le Armi, i Corpi e Servizi. Per quanto attiene a questi ultimi , fanno parte dell’Esercito:
– il Corpo di Commissariato Militare,
– il Corpo Contabile Militare (poi Amministrazione),
– il Corpo Veterinario Militare,
– il Corpo Sanitario Militare.

Dal 1873 al 1910 gli Stabilimenti di Artiglieria e Genio sono:
– Arsenale di costruzione (Torino e Napoli)
– Fabbriche d’armi (Brescia, Torino, Terni e Torre Annunziata)
– Fonderie (Genova, Napoli e Torino)
– Polverifici (Fossano e Scafati)
– Laboratorio pirotecnico di Capua
– Laboratorio di precisione di Torino
– Officina di costruzione di materiale del Genio di Pavia.

Dal 1910 al 1980 viene effettuato un cambiamento, che porta poi, con modifiche di denominazioni, alla situazione odierna con i Servizi Tecnici, Servizio d’Artiglieria, Servizio della Motorizzazione, Servizio del Genio, Servizio delle Trasmissioni, Servizio Chimico Fisico e Servizio Geografico. Tutti dislocati in varie località.

Nel 1981 i Servizi suddetti assumono la denominazione di “Corpo Tecnico dell’Esercito”, inteso come Corpo unificato con la costituzione del Comando in Roma.

Nel 1998 nasce, con nuovo fregio, il Corpo degli Ingegneri, con i seguenti comandi:
– Polo mantenimento pesante Nord (Piacenza)
– Polo mantenimento materiali di telecomunicazione, elettronici ed optoelettronici (Roma)
– Polo armamento leggero (Terni)
– Centro polifunzionale (Montelibretti)
– Centro tecnico logistico Interforze (Civitavecchia)
– Istituto Geografico Militare (Firenze)

(Tratto dagli studi ed appunti per la conferenza del T.Col. Cavazza Ing. Gilmo)

Patrono del Corpo degli Ingegneri il matematico e architetto Francesco Faà Di Bruno (Alessandria 1825 – Torino 1888), fratello di Emilio, MOVM, perito al comando della nave “Re d’Italia” durante la battaglia di Lissa nella III^ Guerra d’Indipendenza (1866).
Frequentò l’Accademia Militare di Torino, completò a Parigi gli studi matematici ed insegnò all’ Università di Torino.
Il suo curriculum militare inizia con la I^ Guerra d’Indipendenza col grado di Luogotenente quale aiutante di campo del Principe Ereditario Vittorio Emanuele. Durante la sanguinosa battaglia di Novara, vedendo tanti giovani morire il suo pensiero fu che la maggior parte non fosse preparata all’incontro con Dio.
Nella II^ Guerra d’Indipendenza la sua “Gran Carta del Mincio” fu determinante per le battaglie di Solferino e San Martino. Promosso Capitano di SM fu decorato al VM, divenne Consigliere di Casa Reale.
Decisivi furono i vari incontri con Don Giovanni Bosco; Francesco lasciava la sciabola in sacrestia per servire Messa. Entrato in seminario, nel 1876 fu consacrato sacerdote. Diede vita a Torino all’Opera Santa Zita per le donne di servizio e aprì una Casa di accoglienza per le ragazze madri; fondò le Suore Minime di Nostra Signora del Suffragio, continuando peraltro la sua attività di insegnamento.
Scrisse un trattato sulla teoria delle forme ed un altro, incompiuto, sulle funzioni elittiche.
E’ stato beatificato da Papa Giovanni Paolo II nel 1988 nel centenario della sua scomparsa.

(Tratto da “Santi e Beati”)

Luciano A. Canu