Conferenza del Com.te Marco Sciarretta

Il Capitano di Corvetta, in servizio attivo, Marco Sciarretta, il 22 maggio, come previsto dal calendario degli avvenimenti in programma per il I° semestre 2010, ha tenuto una interessante conferenza – dibattito dal titolo:

” DALL’08 ALL’11 SETTEMBRE : AMICI E NEMICI DELL’ITALIA”

Volutamente il Comandante Sciarretta non aveva indicato gli anni : 1943 – 2001.
Ha iniziato premettendo che la conferenza era sopratutto vista dal punto navale ed un articolo apparso negli anni 80, qualificava i conflitti come “Fu uno sporco affare di petrolio”.
Ci ha fatto un ripasso storico: dal periodo della decadenza italiana, della fine della repubblica di Venezia, al dominio spagnolo, al Rinascimento (che è principalmente italiano).
Ha focalizzato che l’Italia ha sempre cercato ed avuto aiuto esterno: Napoleone, Garibaldi, Regno di Sardegna, ma si è anche schierata sia nella guerra di Crimea che in quella di Secessione, tant’è che in quest’ultima, dopo la battaglia di Gettisburg, i nordisti volevano come loro capo Giuseppe Garibaldi.

Ricercando, ai primi del ‘900, il nostro paese un partner per l’espansione, tra la Russia zarista e la nuova Nazione USA la scelta cadde su quest’ultima, appoggiandola nella guerra ispano-americana. L’Italia rappresentava il “cavallo di Troia” verso l’oriente, gli USA, in un primo tempo, preferirono guardare all’Austria, ma essendo questa nazione antisemita, puntarono sulla porta d’Italia: Trieste e poi in Italia.

Nel 1906 Luigi Amedeo duca degli Abruzzi conclude un primo contratto per la fornitura da parte degli USA, Standard Oil, all’Italia che allora “viaggiava solo a carbone”. Con le navi “Stromboli” e “Vesuvio” si inizia a trasportare “l’oro nero” in Italia ed ecco così nel 1920 il passaggio dal carbone al petrolio.

Giuseppe Volpi di Misurata nel 1924 in un discorso all’imprenditoria veneta apertamente dichiara che l’Italia fascista è più favorevole agli scambi con gli USA che con l’impero britannico. Questo con la T.I.B., tariffa imperiale britannica, pretendeva alti prezzi in uscita ed imponeva forti dazi in entrata. Contrari a questo “gabello” sia gli USA che l’Italia. Causa, non determinante ma importante, della seconda guerra mondiale fu senz’altro la tariffa (se ne parlò anche nella seduta notturna del Gran Consiglio del Fascismo il 25 luglio).

Per giungere alla guerra ci sono alcuni passaggi da ricordare: un mancato incontro tra Roosvelt e Mussolini alle Azzorre, il non desiderio del Duce di legarsi ad Hitler, il momento “magico” dell’Italia nell’agricoltura, nell’industria, nella scuola. Poi il nostro Esercito, ma sopratutto i vecchi e incapaci generali, non era pronto per un evento bellico mondiale, la Marina e l’Aeronautica invece ………. ma non furono usati in modo adeguato.

Nel 1943 l’Italia vuole finire la guerra; Hitler ha trattative segrete con gli URSS: tornare alle frontiere del 1939; gli USA sono strapotenti, Roosvelt vuole la fine della Germania Nazista e la fine del’Impero nipponico, dopo il vile attentato di Pearl Harbour, ma nel Pacifico sono inferiori ai giapponesi, hanno una sola vetusta portaerei, la Saratoga; nascono così i primi “kamikaze” americani, nella battaglia delle Midway perdono ben 48 aerosiluranti su 51 in campo.

L’intenzione degli USA era uno sbarco nel ’43 in Francia, ma la Gran Bretagna pose il veto ritendo l’alleato non ancora preparato per un’impresa del genere. Venne allora deciso di utilizzare la Tunisia come testa di ponte nel Mediterraneo; l’arrivo delle truppe americane decretò la fine dell’Africa Korps, ma anche gli USA, non molto capaci sul campo, subirono ben 16.500 perdite. Ma il problema era dove sbarcare in Italia. 

Con la fine della flotta mercantile inglese e di conseguenza dell’egemonia marinara nell’Atlantico, 29 marzo ’43, assistamo anche alla fine dell’Impero Britannico; da questo momento la differenza la fa la flotta USA, ma sopratutto l’OSS che aveva predisposto il piano “Mac Gregor” dove la Marina Italiana doveva passare agli alleati e mantenere il controllo del Mediterraneo, gli inglesi con nuovi mezzi americani avere l’Atlantico, permettendo così di liberare buona parte del naviglio USA di massima importanza nel Pacifico. L’Ammiraglio Girosi, del Comando Supremo della Marina, era il trait-d’union con Mac Gregor, neppure Ike ne era stato informato.

Dopo lo sbarco degli americani in Sicilia, tutti si aspettavano l’uscita dell’Italia dalla guerra, tedeschi compresi, il piano Rommel era di un caposaldo sull’arco alpino; l’unico nemico era la Gran Bretagna che non vedeva di buon occhio la simpatia dimostrata dagli USA verso l’Italia da sempre. Castellano firma l’armistizio su delega di Badoglio, senza che Badoglio avesse a sua volta la delega del Re ed i CSM della Marina e dell’Aeronautica erno all’oscuro di tutto !!! Buona parte dell’Esercito Italiano è in Calabria, è solo la Marina ad impensierire sia gli alleati che i tedeschi. Il Re, la sua corte e tutti i lacchè se la danno a gambe con una fuga da Roma, dove già la sera dell’8 settembre iniziano i primi scontri ……. siamo alla frutta. Il Generale Caviglia arriva a Roma il 9 settembre per sostituire Badoglio e trattare con i tedeschi l’abbandono dell’Italia, ma non trova più nessuno. L’Italia veniva così “arata” da cima a fondo per quasi due anni.

Così, ad armistizio concluso, la marina USA può tranquillamente sbarcare truppe, armamenti ma sopratutto generi alimentari il 9 settembre nella piana di Salerno.

L’Ammiraglio Bergamini salpa da La Spezia, direzione Mediterraneo. Ma i veri nemici sono sempre gli inglesi. La corazzata Roma non può essere stata colpita da aerosiluranti tedeschi (perchè non ne possedevano) ma …. da mezzi inglesi. Ecco i veri nemici dell’Italia.

Il conferenziere ha poi parlato della politica di Enrico Mattei, della scoperta di Ardito Desio in Libia di giacimenti petroliferi e di gas da parte dell’ENI nella pianura padana, cosa non molto gradita dai petrolieri esteri che vedevano sfumarsi, almento in parte, i consumi del “Cliente Italia”.

All’Italia nel dopoguerra serviva un “grande fratello” ed agli USA chi controllasse “senza tradimenti” il Mediterraneo. Il primo atto formale fu il trasferimento del Comando Navale NATO da Malta a Napoli.

Mi scuso se avrò senza dubbio omesso e/o storpiato qualcosa, ma a mia difesa: non è facile ascoltare per due ore un oratore di “grosso calibro” come il Comandante Sciarretta e prendere appunti.

GRAZIE MARCO, PREPARACI ANCORA UNA “CHICCA” COME QUESTA PER IL 2011.

Luciano A. Canu