Conferenza del Col.(USA) Prof. Vittorfranco Pisano

Lo scorso 09 maggio, presso l’Aula Consiliare del Comune di Monterosi, il Prof. Vittorfranco Pisano ha tenuto una interessante conferenza-dibattito.
Riporto di seguito quanto pervenutomi dal Conferenziere:
– Cenni biografici.
– Riassunto della conferenza.
Il Prof. Pisano si è inoltre reso disponibile per un nuovo incontro nel secondo semestre 2009.
Lo ringrazio personalmente ed a nome di tutta la Sezione per la squisita disponibilità.

Luciano Antonio Canu 

CENNI BIOGRAFICI – PROF. VITTORFRANCO PISANO

Il Professor Vittorfranco Pisano, colonnello t.SG (Ris.) della Polizia Militare dell’Esercito degli Stati Uniti d’America, è specializzato in istituzioni politiche comparate e sicurezza internazionale.

 

Laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza, è docente nel Master Universitario di II Livello in Teorie e Metodi dell’Investigazione Criminale presso il Dipartimento di Sociologia e Comunicazione dell’ Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, nonché capo del Dipartimento di Sicurezza e Intelligence dell’Università Popolare LUNIG – Libera Università Hugo Grotius con sede a Verona. Ha precedentemente insegnato presso la Georgetown University, il Defense Intelligence College, lo U.S. Army War College, la Troy State University European Division, l’Università degli Studi di Urbino, la John Cabot University e la  Link Campus University of Malta.

 

E’ stato consulente della Sottocommissione per la Sicurezza e il Terrorismo del Senato degli Stati Uniti ed è tuttora revisore dei corsi gestiti dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti nell’ambito del Programma di Assistenza Anti-Terrorismo.

 

Fra le sue opere monografiche quale autore, coautore o curatore si annoverano The Dynamics of Subversion and Violence in Contemporary Italy (1987), Terrorist Dynamics: A Geographical Perspective (1988); Introduzione al Terrorismo Contemporaneo(1998), Stati Uniti d’America: Costituzione e Politica (1999), Conflitti Non Convenzionali nel Mondo Contemporaneo (2002), Dal Popolo di Seattle all’Ecoterrorismo (2003), Aggregazioni Terroristiche Contemporanee: Europee, Mediorientali e Nordafricane (2005), Minaccia Terroristica e Contromisure nell’Unione Europea (2007) e L’Intervento Militare Quale Moltiplicatore del Terrorismo Globale? Apporto e Limiti delle Forze Armate e dell’Intelligence Militare nella Lotta contro il Terrorismo (2009).

 

Il Professor Pisano è altresì autore di numerosi articoli pubblicati su Affari EsteriAreaConflictConflict QuarterlyConflict StudiesCongressional RecordGlobal ReportInternational Journal of Law LibrariesJournal of Third World ConflictsINTERSECJournal of Forensic SciencesModernizzazione e SviluppoNew AmericaNo CommentOccidenteOsservatorio StrategicoPenn State International Law ReviewPer Aspera ad VeritatemPolizia Pubblica SicurezzaRassegna dell’Arma dei CarabinieriRivista MarittimaSecurity ForumSicurezzaStrategic ReviewTerrorism An International JournalThe National Catholic RegisterThe Police ChiefThe Washington Quarterly e TVI Terrorism  Violence Insurgency Journal.

 

E’ insignito di numerose onorificenze per meriti civili e militari, fra cui la Croce di Commendatore nell’Ordine al Merito della Repubblica (Italia), la Legione di Merito (USA), la Medaglia d’Argento della Difesa Nazionale (Francia) e la Croce d’Onore d’Argento delle Forze Armate (Germania).

 

Prof.Vittorfranco Pisano – Colonnello t.SG (Ris) della Polizia Militare dell’Esercito U.S.A.

 

Conferenza del 09.05.2008 – Indications-and-Warning Intelligence nel Contrasto al Terrorismo

 

L’opera di contrasto al terrorismo e l’impostazione dei relativi criteri che la ispirano sono improponibili e inattuabili in assenza di una solida base informativa e analitica della minaccia nelle sue multiformi manifestazioni. Infatti, intelligence significa conoscenza e cognizione, quindi non il possesso di una semplice notizia, ma d’innumerevoli informazioni raccolte, elaborate, valutate, analizzate e rapportate ad altre di pertinenza. Per essere utili queste notizie debbono essere tempestive, precise, attinenti e continuative. La sfida a cui debbono far fronte gli addetti al settore informativo è sempre ragguardevole, ma in particolar modo quando si tratta del fenomeno terroristico in quanto caratterizzato, fra l’altro, da strutture e dinamiche clandestine.

 

Il carattere clandestino delle aggregazioni terroristiche preclude il ricorso a molti strumenti di ricerca tipici delle scienze sociali. Allo stesso tempo, esistono carenze nell’attendibilità e puntualità delle informazioni raccolte. Poiché queste molteplici aggregazioni non rispecchiano un blocco monolitico, non è disponibile e tanto meno ipotizzabile un modello di applicazione universale. Bisogna quindi affrontare la ricerca dei relativi aspetti strutturali e operativi con grande cautela necessitata dalla presenza di perenni margini di errore.

 

Lo scopo dell’intelligence nel contrasto al terrorismo è ovviamente quello di raccogliere esaustivamente e tempestivamente le informazioni necessarie su quel fenomeno specifico. Mentre sono numerosi gli elementi d’interesse riguardanti il terrorismo, è fondamentale che si acquisisca preliminarmente un’approfondita conoscenza di ogni aspetto dell’area o aree geopolitiche da cui proviene la minaccia, quindi di aree qualificabili come operative o potenzialmente operative. Viene pertanto ripetutamente  enfatizzato che il rapporto tra intelligence e operazioni è di stretto mutuo sostegno.

Coloro che hanno il compito di contrastare il terrorismo debbono quindi dotarsi di una vasta conoscenza – o quantomeno essere sistematicamente coadiuvati da coloro che la posseggono – delle istituzioni, società e cultura dell’area geopolitica d’interesse. Fra gli aspetti di particolare rilevanza rientrano le componenti sociali, etniche, tribali o razziali con le loro aspirazioni, rivendicazioni o vertenze; le tradizioni, gli interessi e i valori, ancorché eterogenei; il sentimento o fattore religioso, tant’è vero che è stata coniata l’espressione intelligence religiosa (religious intelligence); la lingua, i dialetti e altre modalità di espressione.

 

Praticamente tutte le ripartizioni dell’intelligence sono palesemente applicabili alla lotta contro il terrorismo.

 

Per quanto riguarda gli strumenti di raccolta, la  HUMINT, ovvero lo strumento umano, e la TECHINT, ovvero lo strumento tecnologico, la prima dei due costituisce il miglior modo per l’acquisizione d’informazioni e l’impostazione di tracce da seguire, nonostante la HUMINT comporti, inter alia, l’utilizzo d’informatori, d’infiltrati e di persone cooptate non sempre del tutto affidabili.

 

La clandestinità terroristica incide in modo riduttivo su diversi aspetti della TECHINT, poiché le aggregazioni terroristiche non operano da basi fisse e conosciute e, se attente, si avvalgono contemporaneamente di comunicazioni tramite interposta persona o deposito di messaggi. 

 

La TECHINT non è comunque priva di utilità. Le aggregazioni terroristiche spesso violano le regole della clandestinità, avvalendosi fra l’altro di mezzi elettronici monitorabili e intercettabili. Inoltre, negli stadi della conflittualità non convenzionale più avanzati, dove possono comunque manifestarsi atti di terrorismo, la TECHINT conserva la sua abituale efficacia assieme, naturalmente, ai suoi limiti.

 

Partendo da un’adeguata comprensione e consapevolezza delle particolarità socioculturali e politiche dell’area operativa, si debbono sviluppare concettualmente e monitorare operativamente una serie d’indicatori, ossia segnali di avvertimento e di pericolo, ai fini della prevenzione, repressione o gestione delle conseguenze del terrorismo. Ancorché propedeutici sotto il profilo concettuale, i singoli elementi del necessario processo cognitivo  processo che costituisce, appunto quella branca dell’intelligence nota come indications-ans-warning intelligence  vanno spesso impiegati contemporaneamente, data la pluralità delle aggregazioni che ricorrono al terrorismo, la loro eterogeneità in termini di matrici e fini e la diversa temporalità nel loro sorgere e andamento.

 

Vengono qui appresso elencati i passi fondamentali, seppure non esaustivi, dell’iter perseguibile. 

 

Primo. Identificare ogni fattore storico, politico, economico, sociale, religioso o di altra natura passibile di sfruttamento terroristico.

 

Secondo. Determinare la presenza di una o più sottoculture radical-rivoluzionarie potenzialmente portatrici di disegni sovversivi o terroristici.

 

Terzo. Condurre il monitoraggio dell’agitazione sovversiva: tanto la propaganda e le pubblicazioni radical-rivoluzionarie quanto le manifestazioni e le altre attività anti-istituzionali.

 

Quarto. Analizzare gli scritti ideologici e le rivendicazioni di responsabilità di matrice terroristica per identificare i fini ultimi e gli obiettivi intermedi.

 

Quinto.  Registrare e catalogare sistematicamente tutti gli atti pre-terroristici e terroristici per delimitare il relativo modus operandi.

 

Sesto.  Ricostruire la struttura dei gruppi terroristici per valutarne le capacità operative.

 

Settimo.  Identificare associazioni, movimenti e reti di appoggio palese e occulto.

 

Ottavo. Verificare la presenza di legami internazionali con gruppi affini e/o Stati sostenitori.

 

Nono.  Sondare la sfruttabilità delle debolezze strutturali e degli insuccessi operativi delle varie aggregazioni sovversive e terroristiche.

 

Decimo. Determinare quale tipo di assistenza e collaborazione in termini qualitativi e quantitativi, ed in quali circostanze, i Governi degli Stati alleati, associati o amici possono offrire nell’opera di contrasto.

Nell’iter caratterizzato dai dieci passi su illustrati è fondamentale che partecipino fattivamente tutti i servizi e tutte le specializzazioni dell’intelligence, militare e di polizia incluse. Di particolare importanza, data la capillarità del tessuto terroristico, possono essere le informazioni raccolte da reparti militari e di polizia o gendarmeria impiegati all’estero, specialmente quando sono in condizione di svolgere i loro compiti in stretto contatto con affidabili partners locali. Questo input informativo proveniente dall’estero, particolarmente da teatri operativi turbolenti, non può che favorire il contrasto al terrorismo anche nella madre patria.